Le Città dell’Olio riconoscono nell’olivicoltura sociale una dimensione strategica del patrimonio olivicolo, non accessoria ma fondante: perché custodire un oliveto è anche prendersi cura di chi lo coltiva.
L’oliveto può essere molto più di uno spazio produttivo. Può diventare luogo di inclusione, riscatto, cura e comunità. L’olivicoltura sociale è una pratica agricola che mette al centro le persone — persone fragili, vulnerabili, in condizioni di svantaggio — e utilizza la coltivazione dell’olivo come “strumento” terapeutico, formativo, lavorativo e relazionale.
Esperienze già attive in diverse aree d’Italia dimostrano che lavorare in un oliveto con cooperative sociali, in carcere, nelle comunità terapeutiche, nelle scuole o con giovani a rischio di esclusione produce risultati concreti: reinserimento lavorativo, rafforzamento delle competenze, recupero di autostima e senso di appartenenza, produzione di valore economico in contesti di marginalità.
In questa sezione sono raccolti i progetti di olivicoltura sociale attivi o in fase di avvio nei territori delle Città dell’Olio, con descrizione delle realtà coinvolte, delle modalità operative e dei risultati raggiunti. L’Associazione Nazionale Città dell’Olio collabora in questo ambito con KAIROS Cooperativa Sociale, partner di riferimento per la progettazione e la realizzazione di percorsi di inclusione attraverso l’olivicoltura. Il rapporto è formalizzato in un protocollo di collaborazione che prevede attività congiunte, condivisione di buone pratiche e sviluppo di nuove progettualità a livello nazionale.